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 "La strada verso casa" di Zhang Yimou

Film del 1999 pieno di sentimenti e realtà senza tempo e  senza limiti di spazio, di luogo: tenerezza, delicatezza, piccole cose, impegno, determinazione, regole di vita, tradizioni, racconti, ricordi. Tutte dimensioni di un incontro vero fatto di attesa e di “per dono”. Certo, chi ama sa attendere e chi attende ama, disposto a fare della propria vita un dono attraverso l’attesa, un dono d’amore. E allora credere fermamente che passato l’inverno torna la primavera e, come la mamma, essere capaci di vedere con gli occhi del cuore.

Sandra


  "Invictus" di Clint Eastwood

Sconfitto l’aparthed, Nelson Mandela diventa presidente del Sudafrica con libere elezioni. Da questo momento cercherà con ogni mezzo l’integrazione dei due mondi... con ogni mezzo, anche attraverso una "semplice" partita di rugby. Ciò che racconta il film non è frutto della fantasia di uno sceneggiatore ma trae origine dai fatti narrati nel libro di John Carlin "Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game that Made a Nation". Il risultato è... andate a vederlo, possibilmente sul grande schermo. Come spesso mi accade, durante la proiezione ho preso il mio taccuino ed ho appuntato alcune frasi. Tre le più significative: "Abbiamo bisogno di ispirazione" "Sorprendiamoli con la generosità" "Il perdono libera l’anima e cancella la paura". Mi piacciono i film che ricordano belle cose fatte... che possono ispirare belle cose da farsi per questo nostro bel mondo.


"Il concerto" di Radu Mihaileanu con Melanie Laurent, AlekseiGuskov, Francois Berléand, Miou- Miou.

Un grandissimo direttore dell’orchestra Bolshoi di Mosca viene bruscamente "licenziato" in epoca comunista per essersi rifiutato di licenziare i musicisti ebrei. Venticinque anni dopo l’uomo lavora ancora in quel teatro ma... come uomo delle pulizie e inoltre, per "sbarcare il lunario", aiuta la moglie a trovare comparse per finte manifestazioni d’orgoglio ex-comunista. Un giorno intercetta un invito rivolto al Bolshoi dal teatro Chatelet di Parigi e decide di riscattarsi dalle umiliazioni con l’inganno, accettando l’ingaggio al posto dell’orchestra ufficiale. Riunisce così i vecchi compagni di concerto e qualche improbabile new entry. Sorpresa finale. Questa in breve la trama, ma c’è molto molto di più. Il regista di "Train de vie" ci racconta un’altra struggente poetica ironica divertente favola... Ed è ancora magia del cinema, tra risate, emozioni, malinconia e un Cajkovskij che arriva dirompente e magnifico al cuore di tutti, come soltanto la Musica sa fare. 


"Avatar" di J. Cameron con Sam Worthington, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi

La trama questa volta non ve la racconto. Questa volta preferisco dirvi - e anche in modo un po’ scomposto - una serie di cose che secondo me emergono: l’importanza della preghiera, la centralità della spiritualità, l’amore che "si riconosce", l’accettazione del diverso, l’unione che fa la forza. Mi sono trovata a fare il tifo contro gli uomini - o per lo meno un certo tipo di umanità... così poco umana. Ho notato con un certo orgoglio che nel momento in cui i militari scelgono la strada dell’aggressione cieca, è una donna soldato a rifiutarsi di agire in quel modo, mentre dice testualmente: "Non mi sono arruolata per compiere queste porcate". Mi è parsa una significativa metafora che "l’uomo meccanico" sul quale l’ottuso comandante alla fine sale nell’estremo tentativo di sterminio, abbia gli arti ma non una testa. Ecco, mi meraviglio che parte della critica abbia stroncato il film perché diseducativo. Diseducativo perché propone un’utopia primordiale invece di spingere i giovani a cercare una strada nel mondo d’oggi così come è. A me sembra, al di là dell’impossibile, che sia invece una buona lezione far riflettere su quanto possa essere ricco l’essenziale, su quanto si possa essere forti se ci si unisce, su quanto ci si possa comprendere anche se diversi. Sono andata con i miei ragazzi della I F... e la magia del cinema ci ha preso tutti. Vi consiglio il grande schermo in 3D. Ne vale la pena.


 "Io loro e Lara" di C. Verdone, con C. Verdone, L. Chiatti, A. Finocchiaro

  In questo film Verdone abbandona il fregolismo che lo ha reso celebre ed interpreta un solo personaggio, quello di un prete missionario che sta attraversando una crisi spirituale e che su consiglio dei superiori, fa ritorno in famiglia per un periodo di riflessione e di riposo. Ma altro che riposo... A casa trova i due fratelli - tutti e due con i loro problemi - in fermento: il padre ha sposato la sua badante moldava. Come se tutto ciò non bastasse entra in scena Lara, la figlia di lei. Nessuno si chiede - e gli chiede - perché don Carlo sia improvvisamente tornato dall’Africa e forse è giusto così: il missionario trova il modo di svolgere quella missione cittadina e familiare che Qualcuno a sua insaputa gli ha affidato...


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