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Un Libro

 "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury

Montag fa il pompiere in un mondo dove i pompieri non spengono gli incendi ma li appiccano. Il loro compito è bruciare libri e carta stampata: così vuole la legge (451 è infatti la temperatura alla quale brucia la carta, secondo la scala in uso nei paesi anglosassoni). Leggere o possedere un libro è reato, perché chi legge è un diverso, mentre in questa società "ogni essere umano" è "a immagine e somiglianza di un altro". Il lettore è un deviante, un elemento potenzialmente pericoloso da eliminare, come il pedone che cammina per poter osservare da vicino ciò che agli automobilisti sfugge, come la ragazza che ama la natura, che ama discutere, che ama chiedersi il perché delle cose... la ragazza che salverà Montag dalla sua infelicità. Si tratta di un libro di fantascienza scritto nel lontano 1953 su un mondo futuribile che oggi, per molti aspetti tecnologici, è divenuto realtà. L’ho letto da adolescente e in questi giorni lo sto (ri)leggendo con i ragazzi in classe; mi è sembrato interessante riflettere insieme su queste pagine che parlano della coscienza di essere sommersi dall’informazione senza disporre di adeguati strumenti di lettura e analisi della realtà, l’incubo di un’insensata guerra atomica, l’impressione di un appiattimento e impoverimento generali indotti dalla cultura di massa, la violenza gratuita, il vandalismo... frutti amari di un mondo nel quale si sente e non si ascolta, non si osserva, non si legge... Fantascienza? Mah.

 

Claudia


"Le sirene di Baghdad" di Yasmina Khadra 

 

Iraq. Nel piccolo villaggio di Kafr Karam, dove tutti si conoscono e sono uniti tra loro da legami di sangue, la vita è difficile ma gli abitanti sanno vivere del poco e si sforzano di restare ai margini della guerra che sta devastando la non lontanissima Baghdad. Pare proprio, però, che sia impossibile non farsi coinvolgere dalla catena di orrori che scatena ogni conflitto armato: un missile si abbatte sul villaggio, su una sala per le feste dove si sta celebrando un matrimonio. La catastrofe e il terribile spettacolo dei corpi mutilati, lascia scioccati e come inebetiti gli abitanti. Si aspettano delle spiegazioni dall’autorità americana, qualche segno di attenzione e di riconoscimento per la tragedia che li ha colpiti. Ma prima gli americani si limitano a delle scuse formali per un episodio per loro nel complesso banale in tempo di guerra, poi mandano dei loro soldati nel villaggio perché sospettano che ci siano delle armi nascoste. Tutte le case vengono perquisite brutalmente e un giovane beduino di 20 anni è costretto ad assistere allo spettacolo della feroce umiliazione pubblica del padre a opera delle truppe USA. Dopo questo disonore, il giovane sa di non potere più guardare in faccia il padre: i tabù sono stati violati e l’unico obiettivo è ora vendicare questa offesa. Parte per unirsi alla resistenza a Baghdad, ma una volta giunto nella capitale resta ben presto deluso dalla guerra più civile che di resistenza che vi si sta svolgendo. Yasmina Khadra (pseudonimo di Mohamed Moulessehoul, nato ad Algeri nel 1956, ufficiale superiore dell’esercito, a causa della disapprovazione dei suoi superiori per i suoi scritti ha preferito continuarne la pubblicazione utilizzando il nome della moglie), riesce a fare un racconto antiretorico e fortemente espressivo del dramma della Questione Orientale, davanti al quale l’Occidente spesso resta sordo e cieco, troppo preso dai propri interessi.


  "La scatola dei calzini perduti" di Vauro Senesi, Piemme 

Vauro Senesi noto al grande pubblico più semplicemente come Vauro, è sì vignettista satirico ma anche giornalista che ha effettuato numerosi reportage dall’Afghanistan, dall’Iraq, dalla Palestina, dalla Sierra Leone e dal Sudan. Oggi continua a viaggiare nelle zone calde del mondo, collaborando con Emergency, "nella convinzione che la messa al bando della guerra sia priorità assoluta del nostro tempo". Il protagonista del romanzo è Madut, un ragazzo del Sudan appartenente ad una popolazione di pastori che, giunto a Roma per sfuggire alla guerra, si ritrova in una lavanderia a gettoni a mettere da parte in una scatola i calzini dimenticati dai clienti. La sua storia si intreccia con quelle di altri immigrati, ma anche di prostitute, preti e poliziotti. Alcuni di loro si muovono di soppiatto nella bella capitale, che in apparenza accoglie, ma poi relega in pochi spazi adibiti ai diversi. Vauro ha conosciuto la gente della tribù dei dinka, che definisce dotata di "un’allegria quasi magica". Così questo non è, come si potrebbe pensare, un romanzo sulla tragedia dell’immigrazione, perché Madut si ritrova a Roma per caso, non arriva su un barcone, ma in aereo e lui stesso non si percepisce come immigrato; si vede più portato in un luogo diverso da qualche forza magica. Dice l’autore: "Questo libro ha un titolo particolare, La scatola dei calzini perduti, perché i calzini sono quelle cose che rivestono i nostri piedi, che ci permettono di camminare, di spostarci, di muoverci e questo libro parla di cammini. In particolare del cammino di un africano che viene da una tribù di persone che vivono a stretto contatto con le mandrie."

 

 

 


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